Pagina 12 - PIETTA

I
l nome di
è, per gli appassionati, sinonimo sia delle più fedeli e ricercate riproduzioni di armi
storiche sia di fucili da caccia di grande qualità. Tutto questo oggi. Ma di quanta volontà,
dedizione al lavoro, voglia di emergere, passione e di quanto impegno è lastricato il cammino che ha
portato questa famiglia di imprenditori, a conquistare il valore che quasi dopo cinquant’anni viene loro
riconosciuto?
A testimoniarcelo è il fondatore della “F.A.P. Fabbrica Armi Fratelli Pietta” a Gussago, Giuseppe Pietta,
classe 1938, un uomo solido, molto più a suo agio quando parla della sua azienda, che non quando
parla di sé. Un uomo che, nello svolgersi del suo racconto, si esprime con una grande naturalezza, qua-
si come se non volesse far trasparire che dietro una grande azienda c’è un grande uomo, la sua volontà,
la perseveranza, il suo impegno e quelle altre caratteristiche che hanno fatto e che fanno la differenza.
Figlio di un operaio della Tempini, settimo di nove fratelli, ancora oggi ringrazia suo padre per ciò che
gli ha potuto dare. «...non si poteva permettere di farmi studiare, ma mi ha dato molto di più, mi ha
trasmesso quei sani valori di onestà, di volontà e di rispetto per gli altri che erano i fondamenti della
sua vita ed alla base della nostra famiglia, ed io sono cresciuto con tanta voglia di impegnarmi e di
emergere.»
Una voglia di impegnarsi di più, per ottenere di più, che Giuseppe Pietta manifesta chiaramente già a
diciotto anni, quando rifiuta l’aiuto offertogli dal parroco di Gussago, pronto a dargli una mano per
entrare nella O.M. di Brescia. «Non volevo il posto fisso…» ci racconta, «…non volevo adagiarmi nella
sicurezza dello stipendio di fine mese, cercavo uno stimolo per fare qualcosa d’importante, sia per
me sia per la famiglia che mi sarei fatto». Fin dalla scuola elementare aveva dato una mano al fratello
Mario che era operaio in una ditta artigianale che fabbricava fucili da caccia. «Allora i cacciatori erano
molti di più che non oggi e quella fabbrica aveva parecchio lavoro, così mio fratello, per arrotondare, si
portava a casa del lavoro e io, aiutandolo, imparai presto a conoscere i fucili. A quattordici anni andai
a lavorare in una fabbrica di armi a Collebeato, era una piccola fabbrica e, turnando fra le varie posta-
zioni di lavoro, ben presto imparai tutto il ciclo di lavorazione dei fucili. Nel frattempo frequentai le
scuole serali, studiai tecnica e meccanica, lavorando ero io che potevo permettermi di comprare i libri
senza gravare sulla famiglia e coltivai anche l’altra mia grande passione che era la fotografia. Cominciai
a fare qualche servizio fotografico e, dopo il lavoro, andavo da un amico che aveva un laboratorio e che
m’insegnò come sviluppare le mie fotografie. Facevo l’armaiolo di giorno e il fotografo di notte.
Non ero mai stanco, quando fai qualcosa che ti appassiona, non si sente la stanchezza e soprattutto
non la senti se hai un obiettivo da raggiungere. Il mio obiettivo era molto chiaro davanti a me, volevo
imparare un mestiere e volevo impararlo bene per non continuare a fare il dipendente».
F.LLI PIETTA
®
From the left: Cav. Giuseppe,
Alessandro and Alberto